Rosario Sollami
VISITATO PER VOI
Ecco una visita all'arte dell'artista sancataldese Rosario Sollami.
L'uomo che ha portato il colore di San Cataldo anche in Belgio.
Ci sono uomini che partono e si portano la terra attaccata alle scarpe.
Rosario Sollami è uno di questi.
Se ne andò a ventitré anni.
Il Belgio, in quegli anni, accoglieva i nostri con il freddo, la fatica, il silenzio di case che non erano le loro.
Lui, in quel silenzio, ci mise il colore.
E ce lo mise per sempre.
Oggi le sue opere sono esposte, hanno ricevuto premi e portano una targa che dice peintre-sculpteur.
Ma dietro quella targa c'è ancora quel ragazzo di San Cataldo che ha imparato a lavorare la materia con la pazienza dei nostri vecchi.
Ci sono i suoi mosaici.
Tessera dopo tessera.
Come si costruisce un muro a secco.
Come si raccoglie un'oliva.
Poi ci sono le sculture.
Figure abbracciate, senza volto, senza nome.
Una tiene l'altra.
E basta.
In gesso bianco sembrano una preghiera.
Coperte di mosaico diventano una festa.
È lo stesso corpo raccontato due volte.
Un po' come facciamo noi: la stessa storia, prima la raccontiamo piangendo, poi ridendo.
Nei quadri geometrici Sollami cambia respiro.
Griglie, rombi, quadrati che si stringono verso il centro.
Sembra matematica.
Invece è musica.
Il colore vibra, si accende e ti porta dentro, come una nenia che non finisce.
E poi c'è il poeta.
Forse la parte più nostra di Rosario.
In una poesia parla a un bambino e gli chiede di sorridere alla vita, mentre da qualche parte del mondo si aspetta il piombo.
In un'altra racconta una quercia malata.
I frutti cadono nel fango prima di maturare.
L'albero resta grande anche mentre muore.
Chi ha visto morire un albero davanti casa sa che questa non è una metafora.
Rosario Sollami ha fatto quello che l'emigrazione ha fatto a tanti dei nostri.
Gli ha tolto la terra.
Gli ha lasciato le mani.
E con quelle mani lui ha continuato a raccontare San Cataldo a gente che San Cataldo non l'ha mai vista.
Onore a te, Rosario.
La Sicilia cammina anche dove cammini tu.
Da San Cataldo, una buona sera a tutti.
Recensione a cura di Salvatore Siciliano