Mariella Buono
Dai testi emerge una figura di scrittrice chiara e riconoscibile.
Mariella Buono usa la scrittura come strumento umano e morale, non come esercizio formale.
Nei suoi romanzi la narrazione è sempre legata a temi forti e concreti: la guerra, la violenza sulle donne,
l’infanzia ferita, il dolore interiore.
Le storie non cercano l’effetto spettacolare, ma puntano a interrogare il lettore, mettendolo di fronte a scelte,
responsabilità e valori.
La prosa è diretta, emotivamente intensa, spesso costruita su contrasti netti: amore e odio,
innocenza e crudeltà, luce e oscurità. Non mira alla sperimentazione, ma a una chiarezza
che rende il messaggio immediato e leggibile.
È una scrittura che prende posizione e non nasconde la propria visione etica.
La poesia mostra una sensibilità profonda e coerente con la narrativa.
Il linguaggio è essenziale e musicale, ricco di immagini legate alla natura: l’acqua che scorre,
la nebbia, il vento, la luce che ritorna.
Attraverso questi elementi prende forma un percorso interiore fatto di fragilità,
memoria e ricerca di senso, dove il dolore non è mai fine a sé stesso,
ma apre sempre a una possibilità di speranza.
Nel complesso, Mariella Buono unisce scrittura e vita in modo naturale.
La sua letteratura nasce da un bisogno autentico di testimoniare,
di dare voce a chi soffre e di affermare con coerenza che l’amore,
la pace e la dignità umana restano il centro di ogni scelta possibile.
Recensione a cura di Salvatore Siciliano